Ci sono momenti in cui il confine tra il sogno di una vita e il peggiore degli incubi si assottiglia in pochissimi secondi. Lo sa bene Wieardus Reichl, velista sessantacinquenne originario della Frisia settentrionale, che si è ritrovato letteralmente bloccato nel mezzo del Pacifico meridionale, nell’atollo di Raroia, nella Polinesia Francese. Un luogo paradisiaco, fatto di oltre cento piccoli isolotti chiamati motus che racchiudono una laguna cristallina così vasta da non mostrare all’orizzonte nessun altro albero maestro. Proprio qui, dove nel 1947 si incagliò la celebre zattera Kon-Tiki di Thor Heyerdahl, la natura ha deciso di presentare il conto.
Insieme alla sua compagna di viaggio Jutta Mönig, Wieardus si godeva la solitudine a bordo del “Levia”, un catamarano sportivo C-Cat 48 nuovo di zecca. La barca era ancorata in sicurezza su un fondale di dieci metri con cinquanta metri di catena calati in acqua. Ma il Pacifico sa essere spietato, e un improvviso groppo di vento a oltre 52 nodi – un vero e proprio fortunale di forza 10 della scala Beaufort – ha cambiato le carte in tavola nel giro di un istante.
Il disastro a prua e l’ancora bloccata
Il vento ha colpito il catamarano con una deviazione improvvisa di 45 gradi, impedendo alla barca di allinearsi correttamente all’ancoraggio. Sotto questa pressione mostruosa, la cima di ritenuta (lo snubber) da ben 20 millimetri di spessore si è strappata di colpo. L’intera forza d’urto si è scaricata sul musone di prua, distruggendolo. Il rullo, la barra filettata e i raccordi in acciaio sono letteralmente esplosi e, cadendo in acqua, hanno squarciato lo scafo proprio sopra la linea di galleggiamento.
Mentre Jutta cercava di dare indicazioni radio da prua, congelata sotto una pioggia battente, Wieardus tentava di governare dai motori. Solo dopo le raffiche più violente è riuscito a improvvisare una nuova ritenuta d’emergenza con grilli e cime legandola direttamente ai raccordi dello scafo. Per agganciarla alla catena è dovuto persino tuffarsi in mare. Come se non bastasse, per sbloccare la catena incastrata ha dovuto tagliare la rete del trampolino di prua. La barca era finalmente stabile, ma prigioniera: senza un musone funzionante era impossibile salpare la catena, poiché questa scompariva sottocoperta a metà scafo, in un punto non progettato per sopportare carichi e impossibile da raggiungere a mani nude.

Espedienti geniali per ritrovare la libertà
Senza un musone di rispetto a bordo, Reichl ha provato prima a far scivolare la catena su una piastra di carbonio curva, poi a creare una guida con le cime di ormeggio, ma ogni tentativo è fallito. Al quarto giorno di isolamento forzato, è scattata la scintilla dell’ingegno. Reichl ha deciso di saccheggiare la cucina di bordo per realizzare un capolavoro di carpenteria improvvisata che sembra uscito direttamente dai laboratori della Fondazione Phoenix.
- Il nucleo del nuovo musone: Una solida pentola in acciaio inossidabile e un classico mattarello in legno da cucina.
- La lavorazione: Con una smerigliatrice angolare, il velista ha tagliato via il fondo della pentola.
- La puleggia di fortuna: Il mattarello è stato accorciato a una misura di sei centimetri. Al suo interno è stato infilato un robusto bullone superstite su cui far scorrere la catena.
- La guida anticaduta: Il fondo della pentola tagliata è stato montato come flangia laterale per impedire alla catena di saltare via durante il recupero.
- La tenuta strutturale: Per assorbire le forze di trazione verso l’alto, il blocco è stato assicurato con un grillo d’acciaio e una cima in Dyneema ad alta resistenza.
Grazie a questo incredibile pezzo d’artigianato d’emergenza, il “Levia” è riuscito a salpare l’ancora e a riguadagnare la libertà senza bisogno di aiuti esterni, a differenza dell’equipaggio del Kon-Tiki che dovette essere rimorchiato. Ora la rotta prosegue verso Tahiti, Bora Bora e la Nuova Zelanda, dove l’unica priorità all’arrivo sarà solo una: comprare una nuova pentola per la cucina.
Fonte: https://floatmagazin.de/en/things/macgyver-on-board-in-the-middle-of-the-south-pacific/